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I CORTI DELLA FOLLIA
Nel 2003 Lu.Pa. Film ha realizzato una raccolta di cortometraggi scritti e diretti da Luigi Pastore, intitolata "I Corti della Follia".
La prima edizione del DVD, in tiratura limitata, comprende tutti i cortometraggi realizzati dal regista e arricchiti da schede di commento, contenuti extra, backstage e fuori scena. Da oggi è possibile acquistare il DVD direttamente dal nostro sito.
Antonio Tentori
Antonio Tentori, famoso sceneggiatore e scrittore di cinema, ha voluto dedicare una recensione a questa raccolta:
I Corti della follia sono i primi esperimenti realizzati da Luigi Pastore in un arco di tempo che va dal 1988 al 1996, tentativi a volte decisamente amatoriali altre invece sorprendentemente visionari, che dimostrano la predisposizione innata dell’autore verso il cinema fantastico.
E’ lo stesso Luigi Pastore, in un virato seppia volutamente rigato, che introduce alla visione dei suoi lavori armato di candeliere e dentoni da vampiro in una divertita parodia da fumetto horror.
Il canto della morte (1988): la musica di “Mater Lacrimarum” di Keith Emerson, da "Inferno" di Dario Argento, porta all’autodistruzione un ragazzo dedito all’alcol.
L’assassino delle 7:00 (1989): è senza dubbio Argento il punto di riferimento di Luigi Pastore; qui il maestro viene omaggiato con tanto di soggettive, mani guantate di nero e armi bianche.
L’uovo e il martello (1992): con toni da cartoon, surreale fuga di un uovo dal frigo, che termina con l’arrivo di un punitivo martello animato.
Follia visiva (1993): l’ambiente claustrofobico e spettrale di una casa abbandonata; il primo piano di un occhio dilatato dalla pazzia; una finestra che si spalanca di colpo; ombre inquietanti sui muri; la scoperta di una mano mozzata. Tra virtuosismi tecnici e inquadrature angolate o capovolte, il miglior corto di questo periodo contraddistinto da ispirate suggestioni oniriche.
Vexatio (1994): tra pupazzi e candele, la voce fuori campo di Luigi Pastore recita alcuni brani di un suo delirante diario (ancora un omaggio, questa volta affettuosamente umoristico, a "Inferno"), ma la “vexatio” altro non è che un’autopersecuzione del protagonista, con un doppio che indossa una maschera da clown.
Pazzia (1993): il protagonista entra gradualmente in una dimensione sconosciuta dove incontra personaggi strani e minacciosi, all’interno di una sorta di viaggio “fuori orario”. Ma l’incubo non finisce una volta tornato tra le apparentemente rassicuranti pareti di casa, perché ad attenderlo ci sono tutti i suoi persecutori, moglie compresa. Finale nella cella di un manicomio, dove viene citato "Elogio della follia" di Erasmo da Rotterdam. Più lungo e ambizioso rispetto agli altri corti, interessante nel suo assunto, dimostra inoltre la notevole abilità tecnica ormai acquisita dall’autore.
Danse macabre (1994): “Sognando sogni che nessun mortale aveva mai osato sognare prima”. Con questa frase di Poe ha inizio il corto che, nelle prime immagini, presenta Luigi Pastore che conversa con Dario Argento sul cinema e sugli incubi. Scene tratte da "Inferno", "Profondo rosso", "Il gatto a nove code" e "Suspiria", si alternano a soggettive, corse in ambientazioni naturali e riprese in interni angoscianti, con la suggestiva musica di Khachaturian. L’uccisione di un maiale simboleggia la violenta differenza tra la crudeltà vera e quella fantastica della finzione cinematografica.
Fine millennio (1996): uno scenario da “giorno dopo” in cui si aggira il protagonista; una città popolata solo da cadaveri; l’ossessiva apparizione della figura della Morte, tradizionalmente rappresentata con mantello nero, cappuccio e falce; un ormai perduto amore; una spiaggia deserta dove la Morte celebra il suo trionfo. Tra suggestioni derivate da "Il settimo sigillo" e cinema apocalittico, Luigi Pastore dirige il suo corto più importante, onirico e romantico.